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 1 - La Posizione di Guida 
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Messaggio 1 - La Posizione di Guida
Usate le gambe per sostenere
bene il corpo


Cominciamo a scendere nel dettaglio della fase dinamica. Vediamo come si deve stare seduti in sella nelle varie situazioni di guida

QUALCUNO di voi avrà giustamente pensato, leggendo i primi due articoli di questa nostra serie dedicata alla guida in pista, quand'è che avremmo cominciato a parlare di argomenti "dinamici". Bene, è arrivato il momento, perché adesso ci occupiamo della posizione di guida. Per poter guidare correttamente la prima cosa da ricercare è la massima facilità d'uso dei comandi. L'integrazione del corpo del pilota e dei suoi arti con la moto che usa hanno una grandissima importanza ai fini dell'efficacia e del rendimento di guida.
In sella bisogna sentirsi liberi di effettuare qualsiasi movimento in qualsiasi situazione (anche quando si è in massima piega). È per questo che i piloti professionisti perdono intere giornate di test solo per "cucirsi" addosso la loro moto.
Noi, usando moto di serie, non possiamo essere così schizzinosi, ma qualcosa si può sempre fare.
Ad esempio, quasi tutte le moto sportive (e soprattutto le giapponesi} ci vengono consegnate con le leve al manubrio troppo alte. E noi le lasciamo così come sono senza renderci conto che spesso errori di guida e/o dolori al polso o agli avambracci dipendono proprio da quella errata posizione delle leve.



Mano e avambraccio devono essere allineati

CERCHIAMO prima di tutto di definire quale deve essere la corretta posizione di guida.
Naturalmente la posizione corretta varia momento per momento in funzione di cosa stiamo facendo. In rettilineo sarà diversa da quella che si assume in frenata, così come in curva sarà diversa dalle due appena citate e da quella che si assume in accelerazione...
Avete capito, quindi, che sono almeno quattro le posizioni "base". Analizziamole una ad una.

Quella in rettilineo è la più semplice da attuare: mentoniera del casco appoggiata al serbatoio, nell'incavo fatto apposta per ospitarla, braccia aderenti al busto, avambracci e gambe stretti sulla moto, cercando di mantenerli il più possibile all'interno della carenatura, e piedi con la punta che spinge sulle pedane con il tacco rivolto in alto.
Moltissimi motociclisti sono spesso convinti di aver assunto in ogni rettilineo questa posizione "aerodinamica", mentre invece vi assicuriamo che la maggioranza di noi viaggia quasi sempre con casco spalle e busto ben oltre la linea di protezione del plexiglass del cupolino, per non parlare poi delle gambe aperte e dei gomiti larghi-Tanto per farvi capire quanto si perde in velocità,se non ci si infila bene in carena, dovete sapere che a 280 km/h una coppia di specchietti aperti fa perdere almeno 5-6 km/h! Durante la marcia in rettilineo, per assumere la migliore posizione, il sedere deve scivolare indietro il più possibile sulla sella. Anzi, qualche vecchia volpe sa benissimo che alle velocità più elevate si può tentare di guadagnare qualche ulteriore chilometro di velocità massima alzandosi in piedi sulle pedane e spingendo in alto il sedere (il trucco è sedersi sul codino) mentre il casco rimane dentro il cupolino, per migliorare ulteriormente la penetrazione aerodinamica. Ma questo vale soprattutto oltre i 250 km/h.

In frenata si spinge forte con mani e piedi

QUANDO ci si appresta alla frenata, invece, bisogna riportarsi il più avanti possibile sulla sella. Tantissimi motociclisti sono convinti che in questo -->

--> frangente il peso del corpo vada spostato indietro per dare più carico sulla ruota posteriore, ma questo è un errore per due motivi.
Il primo è che così facendo, cioè allontanando il busto dallo sterzo, ci si limita nelle possibilità di controllo della moto in questa delicatissima fase di guida. Il secondo è che risulta del tutto inutile caricare l'asse posteriore per sfruttarlo meglio in frenata quando alla ruota posteriore riusciremo a demandare comunque non più del 5% della potenza frenante che possiamo applicare alla moto.
E poi, agendo correttamente in frenata, si potrà sfruttare lo stesso la ruota posteriore senza dover rinunciare al controllo della moto.
Come? Bé, questo lo vedremo nella puntata dedicata appunto alla frenata...
Per ora limitatevi a sapere che in frenata la posizione di guida corretta è la seguente: braccia distese ma conservando una minima angolazione dei gomiti; piedi che spingono con la punta sulle pedane (quando non sono impegnati a scalare marcia o a frenare con il posteriore), busto eretto, testa alta (in questo modo si oppone anche un consistente freno aerodinamico), gambe strette con le ginocchia appoggiate negli incavi del serbatoio.
Le mani non devono risultare angolata rispetto all'avambraccio mentre si frena o si agisce sulla leva della frizione. Se vi rendete conto che invece le vostre mani assumono una certa angolazione, cercate di eliminarla il più possibile abbassando le leve di freno e frizione: basta allentare leggermente il relativo collarino di attacco, trovare la posizione migliore, controllare che cosi modificata la posizione della leva non vada a interferire con la carenatura quando si sterza (girando completamente lo sterzo a destra e sinistra), e poi serrare tutto di nuovo.

In curva "osservate" bene le vostre spalle

DALLA FRENATA si passa poi alla discesa in piega, e qui, riguardo la posizione di guida, se ne fa scivolare il sedere sulla sella, aggrappandosi al manubrio ed avvitando il busto. Alla Toni Elias prima maniera, per intenderci... Non esiste posizione più scorretta di questa, soprattutto se non siamo dei campioni come Elias.
Riprenderemo quest'argomento quando parleremo più propriamente della tecniche di guida, ma per il momento vi basti sapere che in moto, a parte situazioni particolarissime, si è in posizione corretta quando si è in grado, in qualunque momento, di spingere con le mani sui semimanubri e con i piedi sulle pedane.
Avvitandoci con il busto e aggrappandoci al manubrio, non facciamo altro che "abbandonare" le pedane (perché se scivoliamo di lato vuoi dire che le gambe non sostengono il corpo) e "tirare" il manubrio, azione di per se scorretta, e tendente al pericoloso.
Lo spostamento del corpo verso l'interno della curva non va dettato dallo scivolamento del sedere, bensì da un ben più faticoso (ma redditizio) sostegno delle gambe che, come se stessimo facendo dei saltelli sulle punte, devono prima alzare il corpo, poi determinarne lo spostamento laterale (sfruttando la rotazione del piede sulla pedana facendo fulcro sull'estremità della stessa, cosa che favorisce anche la corretta apertura del ginocchio) e infine facendo riappoggiare il sedere sulla sella non per "accomodarsi" in poltrona, ma solo per "sentire" dov'è la moto...
Per farvi capire bene, esasperando il concetto, possiamo affermare che la moto si guida stando in piedi per il 90% del tempo che si passa in pista. Solo in brevi tratti centrali dei rettilinei il pilota può dirsi "seduto".
Tutto il resto del tempo i suoi piedi sono in spinta continua sulle pedane e a testimonianza di ciò, osservate la suola degli stivali dei piloti più veloci, la troverete sempre consumata e/o bucata nel punto di appoggio che fa da fulcro per le rotazioni che fanno allargare il ginocchio.
CAPIRE se si opera nel modo corretto in curva è molto semplice. Fatevi fotografare, o filmare, oppure imparate ad "osservarvi" mentre andate: se la vostra spalla interna è più avanti di quella esterna e a volte anche più in basso del piano del semimanubrio, se il gomito interno è piegato più di 90° e quello esterno invece è quasi completamente esteso, se il ginocchio fa fatica ad andare a toccare terra, non ci siamo.
Se, al contrario, le spalle sono sulla stessa linea, perpendicolare all'asse della spina dorsale, vuoi dire -->

--> che state usando le gambe per sostenere il peso del corpo, e in qualunque momento sarete in grado di impartire alla moto ordini corretti di direzione, così come di scendere in piega all'inclinazione e alla velocità desiderata, e soprattutto sulla traiettoria che volete percorrere. Come? Lo Vedremo nelle prossime puntate...
Per il momento concludiamo la carrellata sulla posizione di guida occupandoci della fase di accelerazione. Quando si riapre il gas per uscire dalle curve, la posizione migliore che si può assumere è quella che si ottiene portando più peso possibile in avanti e verso l'interno della curva. Anche questa però non si deve ottenere aggrappandosi al manubrio, ma sempre e soltanto spingendo in avanti il corpo con le gambe. Anche in piena accelerazione con le marce basse di una 1000 da 190 CV la mani devono essere morbidamente appoggiate sullo sterzo. Tutto il peso del corpo, aggravato dall'accelerazione, va sostenuto con la forza delle gambe. Chi si aggrappa al manubrio in accelerazione fa nascere le leggende delle moto nervose (le famose sbacchettate...). In realtà il 99 % delle moderne sportive non sono nervose, sono semplicemente "reattive". E il comportamento scorrette del pilota in sella che le innervosisce!



La posizione dei piedi e delle pedane

OSSERVANDO le foto dei piloti in curva, si nota spesso che il piede interno spinge la pedana con la punta, mentre quello esterno lo fa appoggiandosi sulla pedana con l'incavo del tacco. In realtà non è determinante con quale parte del piede si spinge, purché si spinga.
Una volta in sella bisogna solo cercare la posizione più comoda per farlo, Non avendo sempre pedane regolabili, siamo meno fortunati dei piloti che possono costruirsi su misura la posizione più intuitiva e naturale per la spinta (è per questo motivo che le pedane delle moto da corsa sono arretrate). Più le pedane sono avanzate, più la spinta diventa faticosa e difficile.



Clicca QUI la Guida Continuaaaa........ora ce LA FRENATAAAAA


mer apr 06, 2011 12:19 pm
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