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 3 - L'inserimento in Curva 
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Messaggio 3 - L'inserimento in Curva
Piegare in fretta e senza paura

Quando arriva il momento di mollare i freni per scendere in piega, cresce la paura, mentre il pilota esperto sa bene che questa è l'azione più rilassante della guida in pista

CI SIAMO lasciati nelle pagine precedenti parlando del momento cruciale de! rilascio del freno dopo la staccata. È ora il momento di entrare in curva.
Nell'immaginario collettivo dei motociclista sportivo quello della discesa in piega è ritenuto l'atto più difficile della guida della moto e sicuramente è quello che spaventa di più.
Sostanzialmente invece, se lo sì affronta dopo aver fatto tutto bene in frenata e alla guida di una moto in ordine con gomme e sospensioni, possiamo senza dubbio affermare che si tratta di un'azione semplicissima.., Sempre che si usi la tecnica giusta per affrontarla.
Il vero problema è che tutte le paure, tutte le indecisioni, nascono da! fatto che molti di noi, quando è il momento di ordinare alla moto che direzione prendere e come prenderla, non sanno cosa fare.
Appartenete a questa categoria? Per scoprirlo lasciatevi fare questa semplice domanda: quante volte, nella vostra vita motociclistica, siete riusciti a mettere le ruote esattamente dove le volevate mettere, esattamente all'angolo di inclinazione desiderato, esattamente alla velocità che avreste voluto avere?
Se la risposta che riuscite a dare è diversa da "sempre", allora avete già capito perché il momento della discesa in piega per voi è un incubo.
Il vero problema per molti motociclisti non è, infatti, la piega in se, quanto il non essere sicuri di dove la piega ci porterà e il non essere sicuri dì poterla gestire e controllare. È assurdo il solo pensarci, ma la maggior parte di noi è salita in moto senza avere la minima cognizione riguardo alla tecnica di guida, quindi ci siamo "arrangiati" sviluppando quella che riteniamo sia una tecnica di guida e andiamo avanti così, al buio, per anni e anni, soffrendo spesso le pene dell'inferno quando si tratta dì ordinare alla moto "vai il", cavandocela piuttosto con la semplice richiesta di un favore: "ti prego, potresti andare lì"?
Fra ordinare alla moto di prendere una certa direzione e chiederle un favore, passa la sostanziale differenza che c'è fra divertirsi e soffrire, ma anche quella, ben più importante, che passa fra il guidare sicuri e l'affidarsi al fato.
Quindi, per tutti quelli che alla famosa domanda iniziale («Quante volte, nella vostra carriera di motociclisti...») non sono in grado di rispondere "sempre", è venuto il momento di scoprire che, quando si tratta di cambiare direzione, la moto è lì che attende un nostro ordine preciso per rispondere con una traiettoria precisa. Ma qual è il metodo più preciso per dare ordini alla moto?



Guarda dove vuoi andare e poi spingi sui semimanubri

IN REALTÀ, man mano che acquista esperienza e velocità, i! pilota impara che la guida (cioè la tecnica con cui dare alla moto ordini di direzione) è un affare molto complesso, in cui entrano in gioco tanti fattori.
Ma fra questi, ce ne sono un paio assolutamente determinanti, senza i quali è impossibile anche solo pensare di iniziare: il primo è la vista, il secondo è la spinta delle mani sul manubrio e dei piedi sulle pedane.
Il primissimo ordine di direzione, il pilota lo impartisce con gli occhi. Una legge fondamentale della guida, dice infatti che "la moto va dove tu guardi". Tutti noi, anche senza essere campioni, abbiamo avuto qualche esperienza che ce lo conferma: pensate solo a quando, guidando su strada, notate una buca nell'asfalto: se continuate a fissarla, mai e poi mai eviterete di finirci dentro! E in pista? Quante volte, guardando pietrificati lo spazio di fuga ci siete caduti dentro come pesciolini nella rete nonostante velocità magari ridotte? Lo sguardo del pilota deve sempre precedere di uno o due secondi la posizione della moto. Mentre si frena, si deve guardare il punto di inserimento, e quando si comincia a scendere in piega, gli occhi cercano già il punto di corda e cosi via...



L'altro fattore determinante per la guida, come dicevamo, è la spinta sul manubrio. La moto è un oggetto di per se instabile. Ma superate certe velocità, per farle cambiare direzione bisogna sbilanciarla verso la direzione desiderata.
Da autodidatti abbiamo imparato che muovendo il corpo verso l'interno della curva andiamo "più o meno" dove desideriamo. Ma questo sistema non funziona con la precisione necessaria e in più si porta dietro controindicazioni pesanti anche sul fronte della sicurezza, perché nel far questo, inevitabilmente finiremo con l'aggrapparci al semimanubrio esterno mentre il corpo scivola all'interno.
Dal momento in cui si aggrappa al manubrio, facendo scivolare il sedere sulla sella per spostare il peso del corpo all'interno, il pilota non è più in grado di controllare al 100% la traiettoria della moto.
Come abbiamo accennato già nelle pagine dedicate alla posizione di guida, per avere il totale controllo della situazione, il pilota non deve mai ritrovarsi nella condizione di "tirare" il manubrio, bensì deve essere sempre in grado di "spingere". Ogni volta che si tira, si commette un errore.

Il segreto della guida veloce è nell'uso delle gambe

QUANDO si guida, bisogna principalmente spingere forte o sempre, come avevamo già visto, con la punta dei piedi sulle pedane per sostenere il peso del corpo e lasciare libero il busto e le braccia che devono poter spingere sul manubrio. Il 70-80% della guida veloce in pista dipende dal lavoro delle gambe. Per estremizzare il concetto, si può tranquillamente affermare che la moto in pista si guida stando in piedi sulle pedane. 



 C'è poi il lavoro delle braccia, che in frenata spingono entrambe sul manubrio per evitare trasferimenti di carico sull'avantreno e in inserimento devono spingere una alla volta (sul semimanubrio interno) per dare l'ordine di direzione più preciso che esista.
Una legge della fisica recita questo: «Se si applica una forza sull'asse di un corpo in rotazione attorno al proprio asse, superata una certa velocità di rotazione il corpo in questione reagirà inclinandosi nella direzione opposta a quella della spinta».
Ebbene, nel nostro caso il corpo in rotazione attorno al proprio asse è la ruota anteriore. Se, attraverso manubrio e forcella applichiamo una forza che spinge da sinistra verso destra il suo asse, la ruota reagisce inclinandosi a sinistra, trascinando con se tutto il blocco pilota/moto. Se questo ordine di sbilanciamento della moto verso l'interno della curva ottenuto spingendo il semimanubrio interno (attenzione, la spinta corretta va effettuata con il palmo della mano da dietro verso avanti, come se per assurdo si volesse sterzare nella direzione opposta, non dall'alto verso il basso) viene accompagnato dalla contemporanea spinta della punta del piede interno sulla pedana che serve a sostenere il peso del corpo per far in modo che il pilota non debba aggrapparsi al manubrio, il gioco è fatto!
La moto seguirà perfettamente l'ordine del pilota, che in base alla velocità e all'intensità della spinta dirà alla moto "esattamente" quando inclinare, "esattamente" a quale velocità, "esattamente" a quale angolo di piega, "esattamente" in quale centimetro dì pista mettere le ruote. Per fare in modo che l'operazione di "inserimento" abbia il maggior successo con il minimo dispendio di energie, il pilota non deve far altro che cercare di far coincidere l'inizio della spinta sul semimanubrio interno con il momento del rilascio del freno anteriore. In quel momento infatti la forcella torna nella sua posizione originale e l'avantreno diventa più leggero e reattivo agli "ordini" del pilota.



Clicca QUI la Guida Continuaaaa........e adessoooo BUTTIAMOCI NELLAAAAA CURVAAAAAAAAA


gio apr 07, 2011 12:22 pm
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